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venerdì 27 marzo 2009

Il Parco Nazionale del Triglav

La vetta simbolo della Slovenia è il Triglav (in italiano Tricorno), la montagna più alta del Paese. Si raggiunge entrando in Slovenia dal valico di Casa Rossa a Gorizia, e prendendo la statale 103 verso Tolmin, e poi la 102 verso Bovec.

Secondo quanto afferma la leggenda, ogni sloveno che si rispetti deve salire sulla vetta del Triglav almeno una volta nella vita. Nel farlo bisogna però stare attenti, soprattutto nell’ultimo tratto: è qui infatti che si trova uno dei principali pericoli per gli scalatori che puntano alla cima del monte. Generalmente dalla fine di ottobre all’inizio di giugno è inaccessibile. I mesi di giugno e luglio sono comunque molto piovosi (a volte capitano anche delle precipitazioni di carattere nevoso), quindi il periodo migliore per visitarlo è nei mesi da agosto a ottobre.

Il Triglav è l’unico parco nazionale del Paese, con 83.800 ettari di superficie (copre quasi il 4% del territorio nazionale); raccoglie gran parte delle Alpi Giulie situate in territorio sloveno. Al suo interno ci abitano poco più di 2.000 abitanti sparpagliati in 25 paesi.

Il parco venne fondato nel 1924 e ampliato nel 1981. Oggi è un modello in tutta Europa, perché continua a crescere, nonostante accolga già 5.500 tra specie animali e vegetali (tra cui seicento orsi), oltre che a trecento siti di interesse culturale.

All’interno del parco sono da vedere l’Alpinum Juliana, che raccoglie circa 500 specie botaniche, e la Dom Trenta, la sede dell’ente del parco, che offre guide naturalistiche e un museo dedicato alla geologia e alla storia del parco.

Per i più giovani il parco nazionale del Triglav ha avviato il programma Junior Ranger, un progetto pilota in Europa, che coinvolge i ragazzi a partire dai 13 anni in camp formativi. Alla fine dell’esperienza i più meritevoli possono diventare junior ranger, il livello d’accesso per entrare a far parte dell’organizzazione del parco.

Lungo il parco si snodano diversi sentieri ben segnalati, con ogni tipo di difficoltà: da quelli adatti alle famiglie a quelli solo per scalatori più esperti. Attenzione a rispettare tutte le norme di comportamento vigenti: non si lasciano in giro immondizie, non si raccolgono fiori e soprattutto non si accendono fuochi. La flora e la fauna presenti nel monte Triglav sono eccezionali, e non bisogna assolutamente metterli in pericolo.

giovedì 19 marzo 2009

Top five: Ljubljuana

Top five: cosa visitare a…Ljubljana!

Ljubljana è la città più grande e più popolosa della Slovenia, nonché la sua capitale politica, economica e culturale. Il suo nome significa “amata”. La città è interamente cinta da un lungo sentiero risalente alla Seconda Guerra Mondiale che forma una sorta di “anello pedonale”.

Ljubljana venne menzionata per la prima volta in un documento ufficiale nel 1144 con il nome Laibach. Venne eletta a capitale della Repubblica Socialista di Slovenia all’interno della Iugoslavia nel 1945; ha poi mantenuto il ruolo di capitale anche dopo l’indipendenza ottenuta nel 1991.

Da visitare:
1. la CATTEDRALE DI SAN NICOLA.
La Stolnica Sv Nikolaj è dedicata al santo patrono dei marinai e dei pescatori. L’edificio, costruito dove precedentemente vi era una chiesa del XII secolo, risale all’inizio del XVIII secolo, così come i due campanili gemelli. L’interno è in stile barocco. Interessanti sono una copia de la “Pietà” in una teca di vetro presso la parete meridionale esterna, l’organo e gli angeli dell’altare maggiore creati da Francesco Robba. Le porta in bronzo furono aggiunte nel 1996 per commemorare la visita del Papa. La porta a ovest simboleggia i 1250 anni della Cristianità in Slovenia, mentre i sei vescovi sulla porta sud illustrano la storia della Diocesi di Ljubljana;
2. la STARI TPG.
E’ il cuore della città vecchia, considerata quasi più una strada che una piazza, viste le sue dimensioni molto strette. E’ adornata da negozi con facciate di legno dell’XIX secolo e da vicoli acciottolati. Gli edifici che si affacciano sul fiume presentano grandi porticati costruiti per permettere il drenaggio dell’acqua in caso di inondazione;
3. il CASTELLO DI LJUBLJANA.
L’attuale castello, il Ljubljanski Grad, risale al XVI secolo. La struttura originaria purtroppo andò distrutta durante il terremoto che colpì la città nel 1511. All’interno del castello oggi si svolgono concerti, attività culturali e si celebrano anche matrimoni. E’ possibile salire sulla doppia scala di ferro battuto (gli scalini sono 150!) della Torre del Castello, del XIX secolo e si può poi fare una passeggiata lungo i bastioni. La vista che si gode del centro storico e del fiume è davvero bella! Interessanti, da un punto di vista artistico, anche il soffitto della Cappella di San Giorgio, decorato con affreschi e stemmi dei duchi di Carniola, e la Torre Pentagonale nell’ala sud;
4. il MUSEO NAZIONALE.
Il Narodni Muzej è dedicato alla storia di Ljubljana e alla sua natura, con due raccolte di monete e di minerali collezionati dal barone Zois all’inizio del XIX secolo. Gli oggetti in vetro di epoca romana e i gioielli rinvenuti in tombe slave del VI secolo hanno un modesto valore. Il più importante reperto di tutto il museo è la situla di Vače, un recipiente celtico del V o VI secolo a.C. Il rilievo che decora la situla raffigura cacciatori di cervi, lottatori, guidatori di carri e suonatori di strumenti. Anche l’edificio che ospita il museo è interessante: gli affreschi sul soffitto del foyer rappresentano un’allegorica Carniola circondata da importanti personaggi sloveni del passato;
5. il PARCO TIVOLI.
Il parco si raggiunge alla fine di una passeggiata monumentale. Qui si trova il Castello Tivoli, Tivolski Grad, del ‘600. Oggi ospita il Centro Internazionale di Arte Grafica. All’interno del parco c’è anche una collina, la collina Rožnik, alta circa 400 metri, da cui si gode uno splendido panorama sulla città. Da vedere anche il Giardino Zoologico che si estende per 45 ettari, al cui interno sono presenti ben 120 specie diverse di animali. Si può andare a visitare anche il Museo di Storia Moderna, aperto come tempio ai partigiani, oggi museo che illustra la storia slovena del XX secolo con ottimi supporti multimediali.

giovedì 5 marzo 2009

L'alfabeto sloveno

Lo sloveno appartiene alle lingue slave meridionali scritte in alfabeto latino ed è strettamente imparentato con il croato e con il serbo. I linguisti sono riusciti ad identificare non meno di 50 dialetti e sottodialetti in un territorio così piccolo come quello della Slovenia, ma la forma “più pura” viene considerata quella parlata nella Dolenjska nord-occidentale.

Lo sloveno ha una grammatica complessa, con sei casi per le declinazioni dei nomi e degli aggettivi, tre generi e quattro tempi verbali. Oltre al singolare e al plurale, in sloveno esiste un numero separato, il “duale”.

Le coniugazioni dei verbi e le declinazioni dei nomi presentano numerose irregolarità. L’aggettivo precede di regola il nome e non esistono articoli, per questo “il tavolo” e “un tavolo” si dirà indifferentemente “miza”.

L’alfabeto sloveno è costituito da 25 lettere. Rispetto all’alfabeto italiano non esiste la “q”, ma invece figurano la “š”, la “ž” e la “č”. Il segno che si trova sopra queste consonanti è chiamato “strešica”, ossia “tettuccio” in sloveno.

Come in altre lingue, nello sloveno non c’è sempre corrispondenza univoca tra le lettere dell’alfabeto e la loro pronuncia. La pronuncia di alcune vocali e consonanti può variare da una parola all’altra anche se nella sillabazione si utilizza la stessa lettera. L’accento non cade sempre sulla stessa sillaba e quindi bisogna imparare le pronunce delle parole una ad una.

Per quanto riguarda le consonanti, riporto le principali eccezioni di pronuncia dello sloveno rispetto all’italiano:
-c: si pronuncia /ts/;
-č: si pronuncia /c/ come in “ciliegia”;
-j: si pronuncia /ii/;
-l: si pronuncia /u/ semivocalica alla fine della sillaba o prima di una vocale, altrimenti si pronuncia /l/ come in italiano;
-lj: si pronuncia /gl/;
-nj: si pronuncia /gn/;
-r: si pronuncia più arrotata rispetto all’italiano, come la “r” spagnola;
-š: si pronuncia /sc/ come in “pesce”;
-šč: si pronuncia prima la /s/ e poi la /c/, con due suoni ben separati, come in “scervellato”;
-v: si pronuncia /u/ semivocalica alla fine della sillaba o prima di una vocale, altrimenti si pronuncia /v/ come in italiano;
-ž: si pronuncia come la /j/ francese di “déjà”.

Le vocali, invece, sono 5 e corrispondono all’italiano, ma possono presentare pronunce diverse a seconda che siano accentate o non accentate, brevi oppure lunghe. I vocabolari sloveni indicano queste differenze con degli accenti, ma nella lingua scritta questi segni non appaiono mai.